lunedì 11 febbraio 2008

Kawagoe

Ieri abbiamo dedicato la domenica al passeggio, e dopo aver consumato il pranzo fuori abbiamo bighellonato tra Shibuya e Harajuku.
La cosa che mi aveva un po' sorpreso era il vedere sventolare tante bandiere giapponesi praticamente da ogni palo che incontravamo lungo la strada. Pensando che fosse dovuto al G8 in corso attualmente a Tokyo non ci ho fatto caso più di tanto.


Stamattina, come ogni giorno feriale, solita sveglia alle 06:15, colazione e corsa in bici al lavoro. Stranamente però lungo la strada non c'era il solito traffico di lavoratori, anzi, le strade erano quasi sgombre se si esclude la presenza di qualche corridore e di alcuni bambini che giocavano a baseball.


Arrivati al lavoro abbiamo trovato l'ufficio completamente al buio e vuoto, ed entrando abbiamo svegliato un nostro collega giapponese che aveva trascorso la notte in ufficio. Da lui abbiamo avuto la conferma che oggi è festa nazionale, si festeggia la nascita del Giappone.


E secondo voi se al lavoro non ci stanno i giapponesi ci possono stare due italiani? Ma che siamo pazzi?

Una veloce consultazione (vedi foto sotto, relativa alla consultazione col collega giapponese) ci ha spinti verso Kawagoe, anche nota come "piccola Edo" a causa dell'aspetto delle strade che richiama l'antica architettura di Edo, ossia Tokyo.


Arrivati a Kawagoe abbiamo avuto conferma che la sua fama è meritata: tante case e botteghe in stile vecchio Giappone, un sacco di templi e cimiteri, i primi alberi ricoperti di fiori.
Inoltre le strade piene di gente decisamente più rilassata rispetto a quella che popola le vie di Tokyo.


E tra tante bellezze abbiamo trovato un tempio, il cui sentiero di ingresso era fiancheggiato dalle due piste che vedete in foto, su cui i visitatori erano invitati a passeggiare, ovviamente a piedi nudi.


Inutile dire che la ciboamica si è subito cimentata nella prova, levandosi le scarpe e percorrendo agile e veloce l'intero sentiero facendosi beffe di tutti gli indigeni che zompettavano guaendo già al secondo passo. Quando poi il monaco alla fine del percorso le ha fatto i complimenti dandole l'onorifico appellativo di carcagni te fierru, che significa "donna la cui casa abbonda di frutta secca appena sgusciata a piedi nudi", lei ha evitato accuratamente di menzionare il doppio calzino imbottito che fasciava ogni suo piede...


E così è passata questa bella giornata all'insegna dell'improvvisazione, nonostante le previsioni del tempo avessero pronosticato pioggia.

Alla prossima.

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