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venerdì 4 aprile 2008

Tokyo mon amour.

Ultimo post da Tokyo, se ce ne saranno altri non saranno scritti da qui.
In questi sei mesi abbiamo provato a raccontarvi Tokyo vista attraverso i nostri occhi, e ora è giunto il momento di lasciarla.

Come descrivere questa città in poche parole? Se anche uno che è nato e cresciuto a Berlino, mica a Cacioppola di sopra, la trova enorme?

Questa città è vivace e vitale come un bambino, pieno di energia, sempre in corsa, mai stanco di correre, giocare, ridere. Questo bambino se non lo vedete per un paio di mesi cambierà molto in fretta. Così è Tokyo.

In sei mesi abbiamo visto gli alberi verdi tingersi di rosso, spogliarsi, coprirsi di neve e poi rivestirsi di rosa, abbiamo visto terreni spogli diventare case, parcheggi diventare supermercati pieni di clienti, palazzi rasi al suolo per essere riedificati.

Dovessimo tornare tra qualche anno credo che stenteremmo a riconoscere il quartiere dove siamo vissuti.


E ora che le valigie sono fatte ci aspetta solo il viaggio di ritorno; abituarsi al Giappone è stata dura, ri-abituarsi all'Italia lo sarà anche di più. Per fortuna che ci penserà il fantastico volo Alitalia a farci un ripasso accelerato.

A presto.

lunedì 31 marzo 2008

Irashaimase!

La pioggia che sta cadendo in questi giorni sta lavando via dagli alberi i petali dei fiori, coprendo le strade di tanti coriandoli bianchi e rosa che turbinano nel vento.
E come petali di ciliegio stanno volando via anche gli ultimi giorni qui in Giappone...

Cosa ci mancherà del Giappone?
In ordine rigorosamente casuale:
  • i negozi aperti 24 ore su 24.
  • i ramen.
  • i distributori di bevande.
  • i treni puliti e puntuali.
  • l'atmosfera da film di Hayao Mihazaki che si respira nei weekend.
  • le biciclette.
Cosa invece non ci mancherà?
  • I 17 mq chiamati casa.
Alla prossima!

giovedì 13 marzo 2008

Quaggiú nessuno ci chiama.

Il Giappone é spesso stereotipato con la tecnologia, da quando ha invaso il mondo con le radio a transistore, come si chiamavano allora. Da quel tempo lontano la tecnologia ha fatto passi da gigante, e il Giappone le é stato dietro, anzi, le ha fatto strada.

Girando per Tokyo é impossibile non imbattersi in qualcuno, dal bambino con lo zainetto al vecchietto curvo e zoppicante, che non abbia tra le mani un aggeggio tecnologico: player mp3, videgiochi portatili, telefonini (altro che nonno multimediale!).

Questi ultimi sono pieni zeppi di tutti i possibili ritrovati: schermo enorme, filtri ottici per la privacy (solo il proprietario puó vedere il display), connessi a internet, permettono di guardare la tv in streaming (ad esempio mentre si é in metro si puó guardare la propria boy/girl band preferita dimenare i glutei qua e la), leggere mail e ascoltare file audio a ciclo continuo.

Il tutto a tariffe (credo) piú che ragionevoli, dato che appena si chiede un'informazione a qualcuno quello, TLAC!, swappa un po sul telefonino, va sul sito giusto e vi trova la strada da fare completa di mappa satellitare e itinerario (roba che in italia per farvi fare la stessa operazione da uno sconosciuto o siete una velina e gli concedete il vostro corpo per una notte oppure nisba).

Ebbene, in mezzo a cotanto sollazzo e sguazzo tecnologico, é una sensazione bellissima essere gli unici a non avere un telefonino tra le mani, a poter vagare con lo sguardo nei vagoni della metro, a poter scansare i phonopedoni concentrati sul display, senza l'ossessione del "mushi mushi" imperante. É come essere tornati indietro di 15 anni, quando il mondo viveva benissimo senza telefonini e megane era solo il nome di un modello automobilistico.

Da allora ne é passata acqua sotto i ponti (radio), e ormai ci tocca venire qui per disintossicarci dalla tecnologia!

Prima dei saluti un piccolo spunto di riflessione: in Italia ci dicono che le tariffe dei telefonini sono molto alte perché ci sono pochi operatori (3, come qui in Giappone). Ma poi ci dicono che i prezzi della benzina sono alti perché ci sono troppi distributori. Chi ci prende per cuculo?

Alla prossima!

P.S. "Mushi mushi" é quello che si dice quando si risponde al telefono, l'equivalente del nostro "pronto".

sabato 23 febbraio 2008

Via col vento.

Oggi, nonostante le previsioni del tempo indicassero nel pomeriggio venti da nord a 70 km/h, abbiamo deciso di uscire in bicicletta lungo il Tamagawa. Attenendoci però al manuale dei Cicloamici, abbiamo deciso di fare l'andata di bolina, così da non dover lottare contro eolo al rientro, quindi ne abbiamo disceso il corso, al contrario dell'altra volta.


Il Tamagawa era bello ed affollato come al solito: chi a fare footing, chi a esercitare il suo swing, chi a pedalare, chi a giocare a baseball e chi a pescare. In più nell'aria c'era un profumo di primavera che era da tanto che non sentivo.
Ad un certo punto, lungo le rive, in un tratto in cui c'erano dei blocchi di cemento che emergevano dall'acqua, abbiamo visto spuntare delle cosine, che ad uno sguardo più attento si sono rivelate essere delle tartarughe che si stavano crogiolando al tepore del sole.



Mi è parso incredibile che un fiume che scorre in una megalopoli come Tokyo riesca a mantentere in vita una colonia di tartarughe, oltre che di aironi, anatre e pesci vari. Qualcuno di voi mi sa dire se a Trastevere si sono mai visti degli aironi e tartarughe negli ultimi 10 anni?


E così, beandoci della natura che ci circondava, abbiamo proseguito la nostra pedalata lungo il fiume, finchè ad un certo punto...

... una nube giallastra di fronte a noi non ci ha avvisati che le previsioni ci avevano preso! Il vento si è alzato all'improvviso, facendoci mangiare la polvere ed accompagnandoci, anzi, spingendoci, a casa. Ed una volta rientrati si è messo a fare sul serio: mentre quello che ha sorpreso noi sugli argini era un venticello a 20 km/h, nel pomeriggio ha sfiorato i 50, col risultato di trasformare tutti in parcheggi di biciclette in una selva di ruote alzate al cielo.

Alla prossima!

mercoledì 20 febbraio 2008

Svegliatevi bambine...

E alla fine sembra proprio che l'inverno stia finendo... finalmente le temperature si sono alzate! Oggi addirittura 11°C! Roba che oramai le giapponesine andranno in giro in bikini...


Ed insieme al tepore della primavera, arriva anche un dolce zefiro che spande per l'aere i dolci profumi dei ciliegi in fiore: per sabato è previsto vento a 60 km/h...
All'affacciarsi della primavera su Tokyo (affacciamento che è ripreso nella foto in basso) hanno cominciato a fiorire i primi boccioli.


In quest'altra foto invece potete vedere uno strano aggeggio, non so se chiamarlo fontana o monumento, che abbiamo trovato in un parco a Machida. I due bracci sono basculanti, ed oscillano a seconda della distribuzione su di essi dell'acqua che sgorga dalla parte centrale.


Giusto per la cronaca, subito dopo aver scattato la foto, la bimba ha deciso di tuffarsi a candela nella vasca. :)

Alla prossima.

giovedì 7 febbraio 2008

A proposito di taciyomi...

Ieri, come forse ricorderanno i piú attenti tra i visitatori, vi ho spiegato cosa sia il taciyomi.
Beh, poco fa ero intento a fare un po di sano taciyomi nel negozietto qui in basso, sfogliando alcuni manga.

Non che io capisca il giapponese, ma se la storia é semplice semplice riesco a capire la trama solo guardando le figure, e quindi alla fine qualcosa ci azzecco.

Insomma, stavo sfogliando questi manga... Ora, voi non avete idea di cosa riescano a metterci in un manga... va bene il gattino che vuole diventare grande e gioca a fare il leone, va bene la storia dell'impiegato, va bene la patita di cucina che fa a gara con la bionda a riconoscere le birre (a proposito, ma perché ogni volta che c'é una competizione tra donne una delle due ha inevitabilmente una scollatura che arriva fino alle caviglie?), va bene il fumetto stile Holly e Benji peró fatto col golf.... ma vedere che anche col bowling riescono a fare una cosa tipo il tiro della tigre... quando é troppo é troppo!

Comunque, sfogliando tra questi vari fumetti, mi sono imbattuto in una storia ambientata in Italia: una coppia di giapponesi in vacanza in sicilia, che si sbafano tutte le specialitá sicule, dagli arancini di riso ai cannoli, dalla cassata al polpo, dai fichi d'india alle sarde in tortiera, tutto all'ombra dei vari monumenti visitabili in trinacria.

Peccato che il tutto fosse servito in una friggitoria dal tipico nome siciliano di "friggitoria gndfragd"...

Ah, il taciyomi! :D

Alla prossima!

P.S. ah, alla fine non l'ho comprato il fumetto....

mercoledì 6 febbraio 2008

Taciyomi.

Sapete cos'é il taciyomi?
Beh, é una cosa che ho visto fare parecchie volte qui in Giappone, ma per sapere che avesse un nome ben definito ho dovuto leggere i vari post del blog di un giapponese in Italia.

In pratica con "taciyomi" si intende lo stare in piedi in una libreria o in un'edicola e sfogliare le varie riviste senza peró comprarle.

Qui in Giappone é una cosa molto diffusa: uno entra in una libreria o in un convenience store (piccoli negozietti che si trovano praticamente ovunque e che vendono un po di tutto) e trova tanta gente che sfoglia le riviste e i libri, poi dopo un poco cambia rivista o se ne va.

Solo molto raramente si trovano cartelli che invitano a non "taciyomare"...

In Italia una cosa del genere é impensabile, a meno che non siate parenti stretti del proprietario. Se vi mettete a sfogliare una rivista e poi non la comprate, bene che vada vi beccate un rimprovero, male che vada vi regaleranno l'annuario dei santi e defunti edizione 2008.

Eppure un comportamento del genere é comprensibile: uno prima da un'occhiata alla rivista, se la trova interessante la acquista (ricordate il concetto del "il cliente deve essere contento di pagare"?) altrimenti la lascia li. O forse é proprio per questo che non lo fanno fare in Italia?

Alla prossima.

domenica 3 febbraio 2008

White dressed Tokyo.

Come forse i più attenti di voi avranno arguito leggendo il post precedente, oggi Tokyo è di nuovo vestita di bianco, da cui il titolo del post.


Stamattina ci siamo alzati con calma, come si conviene ad una domenica. Appena aperte le tende abbiamo visto, con nostra gradita sorpresa (la ciboamica si dissocia dalla gradita sorpresa causa palla di neve nella busta del pane), che dei bianchi fiocchi di neve fluttuavano nell'aria.


Ora, fintanto che la neve si trovi a cadere in un giorno di lavoro, uno si alza, si copre e a malincuore va a lavorare, accontentandosi di vedere la neve lungo la strada. Ma se la neve cade di domenica, la domanda che uno si pone subito è: "Sono a Tokyo, sta nevicando. Dato che chissà quando capita di nuovo, sia di stare a Tokyo sia che nevichi, dove vado a vedere il panorama?"


La scelta è caduta su Yoyogi Koen, che abbiamo già visitato in autunno e a fine estate. Rispetto alle altre volte non c'erano gli Elvis, i complessi musicali e qualche migliaio di visitatori. In compenso i corvi erano li insieme a tutta la neve caduta, oltre a tutti i pupazzi di neve.


Il silenzio era surreale, interrotto solo dal gracchiare dei corvi sugli alberi e dal rumore della neve schiacciata sotto i passi.


La cosa che abbiamo appurato è che nelle giapponesi il senso della moda è più sviluppato del senso del meteo e della temperatura. Come vi spieghereste altrimenti il fatto che, con una temperatura di appena 8 decimi di grado al di sopra dello zero, vi fossero delle intrepide in minigonna e senza ombra di un collant?


La cosa che però ci ha sorpreso più di ogni altra è che ci avevano detto che l'inverno a Tokyo era mite, non eccessivamente freddo, insomma, come dalle nostre parti. Vorrà dire qualcosa il fatto che invece abbiamo già beccato la neve due volte? Sarà il caso di giocare alla lotteria?
Ad essere onesti le temperature medie di Tokyo in gennaio, secondo la guida Lonely Planet, sono più basse che a Reykjavik, quindi mi sa tanto che ci risparmiamo i soldi del biglietto.


Statistiche a parte, comunque, è stata una bella giornata, allietata a pranzo da un piatto tipicamente giapponese: gnocchi al ragù, preparati dalle mani della ciboamica.



Alla prossima!

No comment.


Quella che vedete qui sopra è la tabella che riassume il tempo a Tokyo nelle ultime 12 ore, presa da www.wetteronline.de.
Siccome tutti sapete il tedesco non c'è bisogno che vi dica che Schneefall significa nevicata, no?

sabato 26 gennaio 2008

Un tranquillo weekend.

Un tranquillo sabato passato a sistemare casa, per la quarta volta abbiamo cambiato la disposizione dei mobili.
Una casa da 15 mq e ci sono 4 modi diversi di disporre i mobili?(letto, microonde, cassettiera, mobiletto 3 ripiani e carrello metallico), vi chiederete voi.
Ebbene si, a stare in Giappone si impara anche questo! Si chiama ottimizzare gli spazi.
Ed il bello che ad ogni cambio disposizione riusciamo ad avere quei 25 cmq in più a disposizione!

Il pomerigio lo abbiamo passato in giro a cercare un corso di cucina giapponese. Ebbene, i corsi di cucina ci sono, costano meno e hanno anche più lezioni degli equivalenti italiani. Peccato che comunque siano fuori portata.


Però è stato bello vedere questi bambini intenti a pasticciare con pentole e tegami, per poi confezionare il risultato del loro lavoro e portarlo a casa. Le adulte invece, dopo aver preparato, si sedevano e facevano loro stesse da cavie.
Ad essere sinceri, a vederle impastare il pane sembravano più preoccupate di non sporcarsi le unghie che a fare una fontana come si deve... Molto più bravi i bambini!

Alla prossima.

mercoledì 23 gennaio 2008

E tanto raffreddò che nevve...


Piccolo test di intelligenza: Che vi suggerisce la foto di apertura?
Intanto che ci pensate, sappiate che nevve è il passato remoto di nevicò, per assonanza al tanto tuonò che piovve.

Allora? Trovata la soluzione?
Ebbene si, avete indovinato! Alla fine ce l'abbiamo fatta! Dopo giorni e giorni di temperature gelide, con la massima che non è mai andata oltre i 7°C, finalmente oggi siamo riusciti a vedere la neve.
Dalle 6 di stamattina fino alle 2 oggi pomeriggio, candidi fiocchi sono caduti su Tokyo, imbiancandola tutta, tra l'indifferenza degli adulti e per la gioia dei bambini e di due gaijin italiani :).
Dalle 2 in poi la neve si è trasformata in pioggerellina, che cade ancora adesso.
Ma la gloria c'è stata.
Qui potete vedere la neve cadere su Meguro.



Mentre qui potete giocare a "trova le differenze" (lo so che è un giochino facile)



Lo so che vi ci siete appassionati al giochino, quindi eccovi un'altra puntata.



Vi risparmio i racconti sugli scivoloni degli universitari intenti a prendersi a palle di neve e sugli sforzi delle universitarie di lanciarsi in modo very stilish palle di neve (cioè sforzandosi di mantenere un contegno anche in una attività ludico-sguaiata come il raccogliere la neve da terra, compattarla in una palla e lanciarla su qualcuno senza guastargli il trucco).

Alla prossima!

mercoledì 14 novembre 2007

Piccoli problemi di ogni giorno. Episode 2.

Nonostante il sole splenda ancora spesso qui a Tokyo, l'autunno è arrivato, e con lui i primi freddi.
E che si fa quando arrivano i primi freddi? Ma naturalmente si accendono i riscaldamenti!


Qui il solerte padrone di casa ci ha lasciato tutte le istruzioni per fare tutto a puntino, e noi abbiamo eseguito.

Tanto per cominciare, avendo noi in casa una bella pompa di calore, la prima istruzione era quella di pulire i filtri.
E così, approfittando di una domenica di pioggia, ci siamo messi a smontare, aspirare, lavare ed asciugare i filtri.
Fatto questo c'era solo da accendere il tutto. Ma, dato che i comandi sono in giapponese, che fare? Ma ve l'abbiamo detto che il padrone di casa ha pensato a tutto! C'era anche lo specchietto con i comandi in inglese ed i corrispettivi kanji: caldo, freddo, deumidificatore, temperatura, velocità ventola, acceso, spento, movimento flap.


Ci siamo allora messi alla ricerca del remote control....

L'unica cosa di vagamente somigliante ad una unità di controllo che abbiamo trovato, però, aveva solo 3 pulsanti: uno col kanji acceso e gli altri due con due kanji ignoti.
Che fare?

Ci siamo messi a pigiare in vari ordini tutti i pulsanti. Dopo circa un'ora di sperimentazione aveva concluso quanto segue:
  1. L'orologio non era settato a dovere, e lo abbiamo regolato.
  2. Un pulsante faceva salire e l'altro scendere una barra graduata sul display.
  3. Con l'acceso/spento si accendeva/spegneva il quadro.
Nonostante tutti i vari tentativi, però, il convettore non dava segni di vita alcuna.
Neanche dopo varie minacce in giapponese maccheronico...

In preda allo sconforto abbiamo abbandonato l'impresa, decisi a contattare il proprietario, accompagnando il tutto con la ben nota esclamaziane di giubilo "mapopperdinci". Unendo a questa esclamazione un gesto di accompagnamento consono, abbiamo smosso la tenda... e sorpresa, appeso al muro e nascosto dietro la tenda c'era il telecomando, con tutti i suoi bei pulsantini....

Ah, sti giapponesi... li abbiamo fregati pure stavolta: loro credevano di aver pensato a tutto, ma a dire 'ndo cavolo stava il telecomando non ci avevano pensato!

Alla prossima.

P.S. Quell'altro aggeggio sul muro, nel caso ve lo stiate ancora chiedendo, è il termostato della caldaia...

mercoledì 7 novembre 2007

Phenomena.


Ambientazione: metropolitana, sera.

Saliamo sulla metro, stranamente vuota per essere l'ora del rientro a casa. Abbiamo addirittura lo spazio per girarci e guardarci incontro. Il silenzio regna sovrano, solo il TU-TUM TU-TUM dei binari lo rompe, al contrario della consueto "Danubio Blu" suonato con le tirate di naso.

Alla prima fermata sale questo tipo, giacca, cravatta, 24ore e fazzoletto celeste in mano. Parte il treno e comincia a starnutire in maniera compulsiva.

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

Fortuna che ha la decenza di coprirsi la bocca e il naso col fazzoletto ad ogni starnuto...

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

In una delle rare pause comincia a muovere il collo come fa un pugile prima dell'incontro....

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

Lo sforzo si fa pesante...

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

Ahi, primo fallo... Dopo l'ennesima serie di starnuti si appoggia al corrimano col fazzoletto...
Vabbé, lo sappiamo che é buona norma lavarsi le mani dopo un viaggio in metro...

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

E continua col crescendo finale...

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...
ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...
ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

e per chiudere in bellezza si passa il fazzoletto sul viso per "asciugarsi" il sudore...

ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...ETCI... TU-TUM.. ETCI... TU-TUM...

Per fortuna che alla prossima scendiamo... :D

Alla prossima.

lunedì 29 ottobre 2007

Le discese ardite e le risalite.

E finalmente ce l'abbiamo fatta!
Forse a qualcuno di voi non sará sfuggito che questo blog cita, abbastanza esplicitamente, i Cicloamici, ma di Cicloamico aveva ben poco, se non una foto di una bicicletta dipinta sull'asfalto.


Beh, lacuna colmata! Innanzitutto abbiamo le bici (vedi foto), due fantastiche 26'' (e chi sa la mia statura forse troverá la cosa ironica) con sellino rialzato, cestino portapacchi, freno anteriore ad archetto e posteriore a nastro, monomarcia con rapporto simil-rampichino, e queste bici sono regolarmente immatricolate con la loro bella targhettina gialla (vedi foto) che serve a rimettere insieme bici e ciclista separati dal destino avverso.


E, cosa piú importante, oggi siamo andati al lavoro in bicicletta: anziché farci i 7 km (in linea d'aria) da casa alla scrivania usando la metro (60 minuti di viaggio, 15+15 a piedi e 30 in metro), ci siamo fatti 10 km in bici "per vedere l'effetto che fa".

Ora, in Italia il 60% delle persone trova l'andare al lavoro una gran rottura di zebedei, che fa proprio perché deve, mentre l'altro 40% il lavoro non ce l'ha proprio, e magari c'ha gli zebedei ancora piú rotti. Eppure se a tutte ste persone con gli zebedei rotti la mattina dai un motivo per arrivare tardi al lavoro, che so, facendoti dare la precedenza ad un incrocio in cui loro hanno lo stop mentre passi con la bici, scatta la voglia irrefrenabile di aggiornare il Devoto-Oli della bestemmia edizione 2007, accompagnata da irrefrenabili e compulsivi strombazzamenti di clacson, perché li fai arrivare tardi al lavoro, perdindirindina; il ché, a pensarci bene, é come se uno rifiutasse, a male parole, di andare a giocare a calcetto e poi a bere una birra al bar con gli amici perché a casa deve aiutare la suocera a rammendare i calzini.

Mo, se questo accade in una cittadina italiana da 100.000 abitanti con gli zebedei rotti, che accadrá mai in una cittá da 18.000.000 di abitanti che se gli levi il lavoro gli levi la ragione stessa della loro esistenza? Sangue, risse, duelli alla Kagemusha, l'ombra del guerriero? Ebbene, possiamo dire con orgoglio cicloamico che NOI LO ABBIAMO PROVATO!

Innanzitutto, immaginatevi un incrocio semaforizzato in cui confluiscono 5 strade a 2 corsie per senso di marcia l'una: ad attendere il verde per passare, solo dal nostro lato, c'erano 17 altri ciclisti, roba che da noi la chiamano giá Critical Mass :(
Allo scattare del verde parte la gara: scatta in testa la nonnina con la Graziella gialla, seguita a ruota dal ciclista urbano in Specialized full carbon che peró é subito ripreso dalla mozzofisso nera.
La nonnina non demorde, anche perché a prepararle la volata c'é l'immancabile fanciulla con i tacchi a spillo in bicicletta e ginocchi altezza gola per la sella troppo bassa. Prova ad emergere dalle retrovie il compassato impiegato in giacca e cravatta e bicicletta Chevrolet, ma il CICHICI CICHICI che lo accompagna grazie alla catena in pura ruggine (frutto di anni ed anni di ascetica astensione dall'olio) avverte il gruppo del suo arrivo. Distratti dal rumore i ciclisti non notano la mamma coi bimbi che supera tutti dal marciapiede mentre i bambini, uno avanti e uno dietro, giocano tranquillamente alla PSP sui loro seggiolini. Si profila ormai un arrivo al fotofinish, ma la nonnina tira fuori l'immancabile rapa da 80 cm che le fa vincere la gara. E intanto dietro pedalano a ritmo cicloamico due ciclisti inebetiti, timorosi dal trovarsi al cospetto di camionisti che si fermano per farli passare, motociclisti in Harley che si scusano per aver occupato il marciapiede su cui stanno transitando liberandolo prontamente al vibrante tintinnio del campanello, automobilisti che prima di sorpassarli danno un lieve colpetto di clacson per accertarsi che il ciclista si sia accorto della manovra e dia il suo assenso. Tutto ció é irreale, ci deve essere qualche tranello.

E puntualmente il tranello arriva: lunga salita all'orizzonte, preceduta da altrettanto lunga discesa. Anche il ciclista alle prime pedivelle sa che in questi casi la regola é "pancia parallela al suolo e via piú veloce che puoi". Ma in Giappone non funziona cosí. L'uomo (o la donna) é tale se si eleva sulle sue miserie materiali e lotta contro la natura per superare i suoi limiti, e perció in fondo alla discesa, laddove la strada cambia pendenza c'é in attesa il nemico! UN SEMAFORO ROSSO!
Non avendo con noi il Devoto-Oli di cui sopra, con puro spirito zen ci siamo sobbarcati la salita benedicendo il rampichino monomarcia.


Giunti infine alla meta, ebbri di soddisfazione, abbiamo controllato il tempo: 50 minuti per 10.6 km, addirittura piú veloci della metropolitana! Ah, giusto per gradire, la rimozione coatta c'é anche per le bici, che hanno ovviamente anche i loro bei parcheggi, sia gratuiti che a pagamento.
Insomma, 10600 metri di puro divertimento, sia che si stesse sulla strada che sui marciapiedi, posti ovviamente allo stesso livello e non 30 cm piú in alto.


Il prossimo che vi dice che la bici non va bene in cittá sapete che raccontargli.

Alla prossima!

P.S. Oggi vi volevo parlare di Apocalipse Now e Holly e Benji, ve ne parleró la prossima volta.

P.P.S.G.P.S. Per chi fosse proprio interessato, ecco le coordinate del punto di partenza e di arrivo.
Partenza: 35°37'11'' N 139°37'12'' E
Arrivo: 35°39'43'' N 139°40'41'' E

giovedì 25 ottobre 2007

Piccoli problemi di ogni giorno.

Immaginate di tornare casa, andarvi a sciacquare le mani ed il viso e di scoprire che lo scarico del vostro lavandino si è otturato.
Urlo di orrore e sgomento, attimi di panico, ma poi spunta fuori la nonnina dell'ACE che vi consiglia tutta premurosa di comprare il mister muscolo per rimuovere l'ingorgo malefico.
E vissero tutti felici e contenti.

Ora, prendete la stessa storia e gli stessi protagonisti e spostateli a Tokyo.
Invece della nonnina dell'ACE vi spunterà fuori un tipo vestito alla Elvis che agita il bacino attorniato da tante ballerine che ballano in stile Galeazzi, che vi consiglierà di usare il fantastico Sumo-san.

Ora, a parte che voi di giapponese non ci capite un accidente, come caspita si scrive Sumo-san?

L'importante è non perdersi d'animo e mettersi a cercare nel negozio senza usare la logica occidentale. Voi ad esempio pensate che pelati e sughi pronti debbano stare in scaffali contigui, ed invece no! I sughi pronti stanno di fianco agli snack al pesce crudo, i pelati tra aromi ed alcolici, tre corridoi avanti.

Insomma, alla fine vi mettete a girare alla Sherlock Holmes tra i vari scaffali, e verso la cassa, laddove in Italia abbondano lamette, caramelle, uova di cioccolata e spilacchi vari, qui trovate tutto l'occorrente per liberare gli scarichi ostruiti. Sarà per questo che i bimbi giapponesi fanno meno capricci?

Tutti soddisfatti del vostro acquisto, dalla inconfondibile scatola arancione, vi recate a casa per levare il tappo malefico. Avete però scordato che le istruzioni sono in giapponese, quindi sperate che alla fin fine le modalità d'uso siano simili.

Mettete a bollire dell'acqua, appena arrivata ad ebollizione prendete uno degli otto stick della confezione, lo aprite e ne versate il contenuto granulare nello scarico, seguito dall'acqua bollente.

A questo punto, miracolo giapponese, succede l'incredibile: si sviluppa una densa schiuma che, dopo 3 minuti, come garantito dall'etichetta (ma non avevamo detto che il giapponese non lo capivamo?), libera il tubo come testimoniato dal ruttino di gratitudine emesso dal lavandino.

Questi si che son progressi! Alla prossima!

Sumo-san sumo-san, e gli ingorghi se ne van!

martedì 16 ottobre 2007

Otanjou-bi Omedetou Gozaimasu!

Oggi e' il compleanno dell'altra meta' del mio cielo: il titolo del post e', appunto, buon compleanno in giapponese.

Qui in Giappone gli auguri si fanno fino al giorno del compleanno, non dopo, mentre da noi e' esattamente l'opposto: si fanno dal giorno in poi, guai a farli prima! Curiose simmetrie culturali!Cosi' l'unico giorno buono per entrambi i mondi e' oggi, quindi chi puo' venga a prendersi i biscottini dal tavolo all'ingresso, finche' ci sono!
Altre simmetrie del genere? Provate a soffiarvi il naso in pubblico qui, causerete un'ondata di disgusto generale per salvarvi dalla quale dovrete profondervi in inchini e gomen-nasai a piu' non posso. D'altro canto, se tirate su con il naso anche in maniera molto rumorosa (se non lo potete depositare nel fazzoletto e vi sta colando, da qualche parte lo dovrete pur "immagazzinare", no?) o addirittura scatarrate, nessuno vi dira' nulla. Proprio come da noi, no?
Della pennichella pubblica ho gia' parlato, e un accenno alle toilet l'ho anche gia' fatto.
Un'ulteriore menzione al merito va pero' ulteriormente fatta: dato che le donne giapponesi sono, a quanto pare, molto piu' educate e pudiche dei rispettivi uomini, non e' ammissibile per loro emettere "sonorita' auliche" neanche quando in teoria sarebbero rinchiuse nell'intimita' di un WC pubblico, mentre e' noto che in fondo il barrito degli elefanti maschi serve per verificare a distanza la loro forza ed evitare gli scontri ;-).
Non mi spiego altrimenti la presenza del pulsante che fa partire un apposito microfono che emette solo il rumore dello sciacquone.
A scanso di equivoci, poiche' tale pulsante non e' presente nelle toilet maschili, la conoscenza della sua presenza non deriva da ispezione diretta, ma da resoconto fornito dalla meta' del cielo.
E visto che ora per l'argomento del post mi becchero' un colpo di mattarello giapponese in testa dalla suddetta meta', concludo con un Otanjou-bi Omedetou Gozaimasu! Happy Birthday! Buon compleanno!
Alla prossima!