martedì 1 novembre 2016

Back for a new adventure

It was summer 1997, on the coast of the Jonian sea a joung boy and a girl were sitting on the shore, enjoying the amazing sunset one usually have in that time of the year.
Next to them a young woman was practicing kendo, adding even more appeal to the scenery.
Upon leaving the young woman forgot behind a small booklet, a cyber-punk story about a group of students who invent a way to put on paper the power of gods. One of them embarks in cycling the 88 temples pilgrimage in Shikoku seeking for redemption.

That book is called "Scissors cut paper wrap stone", and since then it has been read hundreds of times by that boy. Now that he is a grown up man, he is going to follow the same route, cycling the 88 Shingon temples in Shikoku.

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Era l'estate del 1997, sulla costa del mar Ionio un ragazzo ed una ragazza sedevano ad ammirare uno dei meravigliosi tramonti che capitano spesso in quel periodo dell'anno.
Vicino a loro una donna si esercitava col kendo, aggiungendo ancora più fascino alla scena.
Quando andò via quella donna dimenticò un libricino, una storia cyber-punk su un gruppo di studenti che scoprono il modo di mettere su carta il potere degli dei. Uno di loro si avventura nel pellegrinaggio in bicicletta degli 88 templi nello Shikoku, in cerca di redenzione.

Quel libro si chiama "Forbici vince carta vince pietra", ed è stato letto centinaia di volte da quel ragazzo. Ora che è diventato un uomo, sta per seguire la stessa strada percorrendo in bicicletta gli 88 templi Shingon nello Shikoku.


venerdì 4 aprile 2008

Tokyo mon amour.

Ultimo post da Tokyo, se ce ne saranno altri non saranno scritti da qui.
In questi sei mesi abbiamo provato a raccontarvi Tokyo vista attraverso i nostri occhi, e ora è giunto il momento di lasciarla.

Come descrivere questa città in poche parole? Se anche uno che è nato e cresciuto a Berlino, mica a Cacioppola di sopra, la trova enorme?

Questa città è vivace e vitale come un bambino, pieno di energia, sempre in corsa, mai stanco di correre, giocare, ridere. Questo bambino se non lo vedete per un paio di mesi cambierà molto in fretta. Così è Tokyo.

In sei mesi abbiamo visto gli alberi verdi tingersi di rosso, spogliarsi, coprirsi di neve e poi rivestirsi di rosa, abbiamo visto terreni spogli diventare case, parcheggi diventare supermercati pieni di clienti, palazzi rasi al suolo per essere riedificati.

Dovessimo tornare tra qualche anno credo che stenteremmo a riconoscere il quartiere dove siamo vissuti.


E ora che le valigie sono fatte ci aspetta solo il viaggio di ritorno; abituarsi al Giappone è stata dura, ri-abituarsi all'Italia lo sarà anche di più. Per fortuna che ci penserà il fantastico volo Alitalia a farci un ripasso accelerato.

A presto.

giovedì 3 aprile 2008

Mitake san.

Ultima escursione in terra nipponica, dedicata oggi al Mitake san.
Porta di ingresso al parco nazionale di Chicibu, proprio appena fuori Tokyo, si raggiunge dopo un paio di ore in treno.


Dalla stazione si giunge alla base della montagna, da cui si può scegliere se salire con la funivia, che porta in cima in 6 minuti, oppure se arrampicarsi su per la stradina che serpeggia sulle pendici con "modeste" pendenze tra foreste di alberi secolari abitate dagli scoiattoli volanti.


Naturalmente noi abbiamo scelto di salire a piedi, seguendo la stradina costeggiata da 748 criptomerie secolari, numerate una per una....
Faticosa impresa, ma il paesaggio che si ammira dalla cima ne vale assolutamente la pena, ed il fragoroso silenzio che si gode da lassù è veramente surreale per chi esce da Tokyo.


Nel villaggio in cima dipartono poi una serie di percorsi di trekking. Vista l'ora tarda e alcuni nuvoloni incombenti ci siamo limitati a raggiungere il punto di osservazione panoramica, da cui la vista spazia fino a Tokyo (seconda foto panoramica).


Da li abbiamo visto un'aquila salire lungo una termica per poi lanciarsi in picchiata: uno spettacolo da lasciare senza parole. Prendendo a riferimento la seconda panoramica, è salita lungo la destra, poi è discesa lungo la diagonale fino al primo costone a sinstra e da li ha sorvolato il bosco.



Tornando indietro abbiamo ammirato quest'albero millenario, che adorna l'ingresso del tempio del Mitake san; anche lui, come si capisce dalla corda di paglia di riso che ne cinge il tronco, è un jinja, ossia un santuario. Vi assicuro che non ha nulla da invidiare alla Pietà di Michelangelo...

Il ritorno ce lo siamo fatto sulla funivia, un bel vagone inclinato a 45° che ci ha fatto discendere fino alla stazione, e da li siamo rientrati a Tokyo.
Se vi piacciono le vacanze a base di trekking, fateci un pensierino!

lunedì 31 marzo 2008

Irashaimase!

La pioggia che sta cadendo in questi giorni sta lavando via dagli alberi i petali dei fiori, coprendo le strade di tanti coriandoli bianchi e rosa che turbinano nel vento.
E come petali di ciliegio stanno volando via anche gli ultimi giorni qui in Giappone...

Cosa ci mancherà del Giappone?
In ordine rigorosamente casuale:
  • i negozi aperti 24 ore su 24.
  • i ramen.
  • i distributori di bevande.
  • i treni puliti e puntuali.
  • l'atmosfera da film di Hayao Mihazaki che si respira nei weekend.
  • le biciclette.
Cosa invece non ci mancherà?
  • I 17 mq chiamati casa.
Alla prossima!

sabato 29 marzo 2008

Andiam, andiam, andiamo al Takao san.

Per la serie "il trekking in Giappone", oggi abbiamo dedicato le nostre attenzioni, ma soprattutto le nostre gambe ed i nostri polmoni, oltre ai 5 sensi e alla nostra meraviglia, al Takao san.



Questo monte, alto 599 metri e 30 centimetri (oh, 'sti giapponesi sono precisi, c'è poco da fare...) e dalla cui cima si gode un panorama meraviglioso nonostante le nuvole, è situato alla periferia di Tokyo, ed è il posto ideale per una veloce escursione lontano dal cemento metropolitano.


Dalla sua base partono una serie di percorsi da trekking che arrivano sulla sua cima serpeggiando attraverso la foresta che cinge le sue pendici. Noi per la salita abbiamo scelto il numero 6, che vedete illustrato nella foto sottostante.


A parte il tratto iniziale su strada asfaltata, tutto il resto era nella valle di un torrente, a tratti proprio nel suo letto, tra altissimi alberi e ripide pareti ricoperte di muschio. Visitando questi posti si coglie subito l'essenza della religiosità giapponese, risulta infatti difficile credere che alberi così grandi non siano delle divinità ma solo esseri viventi.


Giunti in cima e consumato un rapido pasto in compagnia di una torva di trekker giapponesi, ci siamo incamminati per il ritorno, scegliendo però un percorso diverso.
Lungo questo il divino che era nell'aria si è manifestato sotto forma di visioni: non la solita giapponese in minigonna e tacco da 6 cm anche sullo sterrato (quella stava in cima...), ma addirittura un impegato in pastrano nero, giacca, cravatta, scarpe di pelle, ombrello e 24 ore che sembrava appena sceso dalla metropolitana...


Proprio strane queste visioni... Sarà stata la stanchezza?
Alla prossima!

venerdì 28 marzo 2008

Cherry blossom.

Ormai cosa sia l'hanami lo sapete, e penso che vi abbiamo detto fino alla noia come i giapponesi siano legati al lavoro.
Detto questo, noi pensavamo che, essendo ieri un giorno lavorativo, andare in giro per parchi a fare un po di sano hanami sarebbe stato un buon modo di scansare le folle giapponesi limitandoci a quelle di turisti.


Così siamo andati a Ueno koen, uno dei posti migliori in cui praticare questa attività. Come potete vedere dalle foto, però, il lavoro per molti giapponesi è andato a farsi benedire, la folla che si assiepava soto i sakura era composta non solo da vecchietti e ragazzini, ma anche da rispettabili impiegati in giacca e cravatta, alla faccia dei workaholic.


Abbiamo anche scovato il gruppo di ricerca di architettura dell'università di Tokyo, che aveva prenotato il suo posto sotto gli alberi con un peluche di un canguro vestito come Sailor Moon....



Abbiamo noleggiato una barchetta a remi e ci siamo messi a remare nel laghetto del parco, gustandoci lo spettacolo degli alberi imbiancati, e poi, una volta tornati a terra, ci siamo diretti a pranzare con la pizza piú buona di Tokyo, alla pizzeria Savoia proprio di fianco all'ingresso dello zoo.
Da li siamo poi andati ad Hamriuku Garden, ex giardino dell'imperatore e ora bel giardino.


Aspetto particolare di quest'ultimo sono i laghettti che lo decorano, che sono di acqua salmastra, essendo collegati alla baia di Tokyo, seguendone quindi anche le oscillazioni di livello legate alla marea.
Pregevoli anche il pino nero tricentenario e i campi di rape in piena fioritura, al pari dei ciliegi.


L'altro ieri, invece, abbiamo approfittato del sole per consumare la pausa pranzo in piccolo parco vicino l'università, che penso fosse una villa poi donata alla città. Anche li c'erano un bel po di persone intente a consumare un picnic sotto i ciliegi in fiore.


Proprio niente male, vero? E pensare che quasi non li si nota dall'esterno...




Certo, se uno é allergico al polline sará una tortura, ma per il resto é uno spettacolo da non perdere assolutamente.

Alla prossima!

mercoledì 26 marzo 2008

Bufale....

In seguito alla scoperta di mozzarelle di bufala contaminate dalla diossina, il Giappone ha bloccato i carichi in ingresso per ulteriori analisi. Ed il ministro dice di non esagerare con i timori (vedi qui l'articolo) e che i controlli funzionano.

Peccato che già ad ottobre (vedi qui) qualcosa di poco chiaro fosse venuto fuori.

Italia, il paese dove si vive bene e si mangia meglio...

Ci mancheranno i ramen!

martedì 25 marzo 2008

Kamakura, il ritorno.

Oggi abbiamo (ri)visitato Kamakura, anche se è come se l'avessimo vista per la prima volta.
Stavolta infatti, avendo scelto e preso i treni esatti, abbiamo avuto la giornata intera a nostra disposizione, e l'abbiamo dedicata quasi interamente al trekking su percorsi completamente diversi dall'altra volta.


Da Kita-kamakura, stazione periferica, è infatti possibile, seguendo il sentiero del Daibutsu, raggiungere la statua del grande Budda, camminando per circa un'ora immersi in boschi silenziosi e facendo su e giù per ripide salite, sdrucciolevoli discese e fangose scalinate.


Niente di meglio per chi si vuole un po' disintossicare dal cemento metropolitano, e così, visitati due templi vicino alla stazione, ci siamo incamminati lungo il sentiero. Silenzioso, immerso nel verde e impegnativo, ma soprattutto senza le folle di turisti che si trovano altrove nella città.


Così raggiungere il Budda al termine del cammino è stato quasi un dispiacere, perchè è significato anche reimmergersi nelle frotte turistiche.


Un breve cenno alla statua del Budda: fusa nel 1252 D.C., alta 13,5 metri e con il modico peso di 121 tonnellate, fino al 1498 era ospitata in un tempio, finchè uno tsunami non ha spazzato via il tempio, lasciando solo la statua e le pietre delle fondamenta del tempio. Da allora è rimasto esposto all'aria aperta.


Sarà che siamo fortunati noi, ma anche stavolta abbiamo beccato due italiani che si sono fatti riconoscere. Niente tifosi, stavolta, ma solo due piccioncini emiliani che anzichè tubare all'ombra dei ciliegi in fiore, litigavano ad alta voce davanti all'ingresso di un tempio, perchè lui era stanco e lei voleva ancora scarpinare (tutti dati appresi durante il passaggio davanti al tempio).


Per fortuna questo incontro è capitato prima che imboccassimo il sentiero, cosicchè abbiamo avuto modo di smaltire le grida, gustandoci gli agili nonnini e nonnine giapponesi che ci superavano lungo il cammino. Un solo dubbio ci ha assillato durante l'itinerario: ma perchè le giapponesine mettono i tacchi pure per andare a fare trekking?


Alla prossima!

lunedì 24 marzo 2008

Votantonio votantonio....

Anche qui in oriente arrivano gli echi della campagna elettorale italiana, e della caterva di mirabolanti promesse a base di trippa che i vari candidati fanno agli elettori. Mentre ci chiediamo come pensano di far crescere l'Italia evitando di parlare di investimenti nella ricerca (forse con iniezioni di silicone nei punti strategici?) e che fine fará Alitalia (memori del fantasmagorico volo di andata ci chiediamo se almeno ci sará il ritorno) non possiamo fare a meno di confrontare i comizi italiani con quelli giapponesi.

Qui a Tokyo fare un comizio o una manifestazione sembra essere una cosa molto facile: basta munirsi di un microfono, un qualche tipo di stendardo, e mettersi a parlare. Durante i primi mesi della nostra permanenza ci accorgevamo che era venerdí perché, di fronte alla stazione di Futakotamagawa, si piazzava un signore che educatamente parlava, parlava, parlava e parlava, con la solerte moglie che gli reggeva un cartello con su scritto qualcosa e la folla educata che lo scansava non dandogli un minimo di retta.

Non abbiamo mai capito su cosa vertesse il suo discorso, ma quando non si é piú presentato ne abbiamo sentito la mancanza, oramai era diventato un rito, un po come il manga gratis il martedí a Shibuya!

Poi ci sono anche quelli con un po'piú di mezzi, che fanno le cose in grande, e attrezzano un camioncino con bandiere e altroparlanti, montano sul tetto e arringano le "folle" plaudenti... ci é capitato un paio di volte di vedere un tipo, probabilmente rappresentante di qualche gruppo di destra, come si arguiva dalle bandiere dell'esercito giapponese che sventolavano dal camioncino, parlare impettitto ed incazzato per delle ore.... lo trovavamo all'andata al centro commerciale, e poi al ritorno dopo un paio d'ore di shopping.

Risultato finale non molto diverso da quello del signore della stazione, comunque: eravamo gli unici a prestargli un minimo di attenzione, il resto della folla passava ignorando tranquillamente cotanto oratore.

Alla prossima!

domenica 23 marzo 2008

Hanami haiku.

dilegua l'eco della campana del tempio;
persiste la fragranza delicata dei fiori;
ed è sera.


Un haiku di Basho per introdurvi alla descrizione della nostra Pasqua giapponese, passata, in accordo col Natale, a spasso per parchi. C'è da dire che, mentre a Natale i parchi non è che siano poi tutto questo splendore, in questa stagione offrono il meglio di se stessi.


E così, mentre il 90% degli italiani sgranocchia agnelli e pasta al forno, noi siamo stati allo Shinjuku Gyoen, ex giardino dell'imperatore ed ora stupendo parco pubblico nel cuore pulsante di Tokyo: la stazione di Shinjuku, la più grande del Giappone, è proprio ad un tiro di schioppo da qui, e credo che il terreno possa tranquillamente essere pagato in mercedes al metro quadro.


E invece di edificare su questi 58 ettari di terreno, questi giapponesi preferiscono tenersi il parco! E come dargli torto? A vederli sostare sotto gli alberi in fiore a praticare l'hanami, cioè la contemplazione dei fiori, non si direbbe che sono gli stessi che sformicheggiano ad ogni ora del giorno sulla metro e per le strade di Tokyo.


Neanche noi ci siamo fatti cogliere impreparati, e abbiamo hanamato a più non posso. L'unica cosa fuori posto in tutto il parco, rigorosamente giapponese, era la parte con il giardino alla francese, che si abbinava come le nespole col gorgonzola, ma tant'è, non è una pecca immane.


Praticamente è stata una pasquetta anticipata, con l'unica, lodevole eccezione della totale mancanza di stereo tenuti a palla a suonare musica HUNZ HUNZ nell'aria. Non se ne è sentita proprio la mancanza.

Alla prossima.