domenica 23 marzo 2008

Hanami haiku.

dilegua l'eco della campana del tempio;
persiste la fragranza delicata dei fiori;
ed è sera.


Un haiku di Basho per introdurvi alla descrizione della nostra Pasqua giapponese, passata, in accordo col Natale, a spasso per parchi. C'è da dire che, mentre a Natale i parchi non è che siano poi tutto questo splendore, in questa stagione offrono il meglio di se stessi.


E così, mentre il 90% degli italiani sgranocchia agnelli e pasta al forno, noi siamo stati allo Shinjuku Gyoen, ex giardino dell'imperatore ed ora stupendo parco pubblico nel cuore pulsante di Tokyo: la stazione di Shinjuku, la più grande del Giappone, è proprio ad un tiro di schioppo da qui, e credo che il terreno possa tranquillamente essere pagato in mercedes al metro quadro.


E invece di edificare su questi 58 ettari di terreno, questi giapponesi preferiscono tenersi il parco! E come dargli torto? A vederli sostare sotto gli alberi in fiore a praticare l'hanami, cioè la contemplazione dei fiori, non si direbbe che sono gli stessi che sformicheggiano ad ogni ora del giorno sulla metro e per le strade di Tokyo.


Neanche noi ci siamo fatti cogliere impreparati, e abbiamo hanamato a più non posso. L'unica cosa fuori posto in tutto il parco, rigorosamente giapponese, era la parte con il giardino alla francese, che si abbinava come le nespole col gorgonzola, ma tant'è, non è una pecca immane.


Praticamente è stata una pasquetta anticipata, con l'unica, lodevole eccezione della totale mancanza di stereo tenuti a palla a suonare musica HUNZ HUNZ nell'aria. Non se ne è sentita proprio la mancanza.

Alla prossima.

sabato 22 marzo 2008

In bici come prima.

Come tutte le belle storie, anche questa è finita... Abbiamo venduto le nostre biciclotte, fedeli destrieri nelle pedalate giapponesi. Per fortuna non si sono separate, avendole vendute entrambe alla stessa persona.


Per dare loro un degno saluto, grazie anche alla (finalmente) bella giornata di sole, oggi le abbiamo portate in giro qui vicino, su e giù per i dolci declivi che caratterizzano una città di mare come Tokyo (vedete la foto e cogliete la freddura...): prima all'Okamoto Koen, poi lungo il Tamagawa ed infine al Kinuta Park.


Come già detto altrove, i ciliegi ormai sono in subbuglio: i boccioli ormai palesano i petali, il cherry blossom è ormai questione di giorni, le previsioni hanno fatto centro. In più anche i prati si sono ricoperti di un tenero verde, molto soffice da calpestare.


I giapponesi ne approfittano per dedicarsi agli sport più disparati: baseball, golf, rugby, corsa, ciclismo, badminton, pesca, sport X (si gioca passandosi la palla con una specie di retino per farfalle e bisogna fare gol, come si chiamerà?), freesbee.... insomma, qui lo sport non ci si limita a vederlo in TV, ma lo si pratica sul campo.


Finita la pedalata, abbiamo volto le nostre ruote verso Shibuya, dove abbiamo consegnato le nostre biciclette ai nuovi proprietari.
Se volete fare una pazzia in bicicletta, vi consigliamo vivamente di provare ad andare in bici a Shibuya alle 18 di un sabato pomeriggio: c'è talmente tanta folla che al confronto la tangenziale nell'ora di punta è un sollazzo! Come non dare ragione a chi si occupa della gestione del traffico? Se masticate un po' di inglese (oltre a colombe ed agnello), date una lettura qui.

Vendute le bici, ora si che il ritorno in Italia si avvicina...

Alla prossima, e nel frattempo buona Pasqua!

mercoledì 19 marzo 2008

Lavori in corso.

Com'é un cantiere?
É un aspetto tipicamente italiano: il cantiere aperto, quattro transenne sgangherate e arrugginite buttate qua e la, un po' di terra smossa e nessuno li vicino, il tutto per mesi e mesi.
Le strade piene di buche e rappezzamenti, uno per ogni impianto realizzato: luce, gas, telefono, illuminazione, fogna; e tutti questi scavi fanno assomigliare la strada piú ad un 45 giri su cui si sono fatte le crepes che ad una strada. Ma poi, dopo 5-6 anni di accumulo, finalmente la lungimirante amministrazione comunale provvede a ripavimentare il tutto, salvo poi scassare daccapo per un nuovo impianto dopo 3-4 mesi.

Qui a Tokyo se volete vedere un cantiere dovete girare la notte: la strada viene chiusa, si scava alla luce delle fotoelettriche, si sistema quello che si deve sistemare e l'indomani mattina l'unica traccia del cantiere é una zona con l'asfalto un po' piú scuro. Il tutto accompagnato da cortesi operai che indicano la deviazione, regolano il traffico e accompagnano il pedone lungo il cantiere Tanto per dirne una, avete mai sentito un muratore o un operaio in Italia rivolgersi a voi che passate vicino al cantiere dicendovi in italiano e in terza persona "buongiorno, scusi il disagio, passi da questo lato per favore, grazie"? Eppure non mi risulta che occorra essere laureati in Scienze sociali con un master in Comunicazione Interpersonale per fare quei mestieri.

Naturalmente, lavorando di notte, i compressori e altri simili aggeggi non sono dei residuati della prima guerra punica, che con il loro TOTOTOTOTOTOTOTO a 100 dB sveglierebbero pure un morto cremato nella sua urna cineraria, ma sono dei supersilenziosi ultimi modelli, che per la gioia delle casalinghe giapponesi non sollevano neanche polvere. Eppure la terra é terra pure qui in Giappone... mah!

Infine, i camion che escono dai cantieri non emettono quelle belle nuvolozze di nerofumo spurgabronchi quando accellerano a pieno carico per partire, me ne sono accorto ieri quando sono stato l'unico a fermarsi e a coprirsi il viso tra quelli che erano di fianco ad un camion fermo al semaforo.

Alla prossima!

sabato 15 marzo 2008

Fiori rosa, fiori di....

Fine settimana soleggiato quest'ultimo, e non solo le persone, ma anche la natura tokyoita si sta preparando alla prossima festa della primavera, che cade il 20 di marzo.
Noi abbiamo passato entrambi i giorni a spasso in dei parchi al di fuori delle guide ufficiali per turisti, ma non per questo indegni di attenzione, anzi!


Ieri siamo stati a Kichijoji, mentre oggi abbiamo visitato la Todoroki valley.
Il primo è un bel parco con annesso laghetto (pieno di barchette e pedalò) e zoo, con la rimarchevole presenza di una gabbia al cui interno è collocato uno specchio, e che, secondo la targhetta ivi affissa, presenta degli esemplari di homo sapiens.


La seconda invece, come potete vedere dalle seguenti foto, è una valle fluviale che, incredibile a dirsi, si trova a meno di 2 km da casa nostra, in piena Tokyo, anche se a percorrerla sembra di essere tornati indietro nel tempo, e non ci si stupirebbe se si incontrasse qualche henro lungo il cammino.


Un silenzio completo, rotto solo dal gorgoglio dell'acqua e dal verso di qualche uccello di passaggio, ed ogni tanto il lontano gong di qualche tempio. Niente auto, strombazzate di clacson e stridore di freni. Sembra di essere in qualche remoto villaggio di montagna, invece si è solo 10 metri sotto il livello stradale.


Ma anche a livello della strada non c'era di che lamentarsi. La temperatura è decisamente salita, e i primi ciliegi cominciano a fiorire, mentre dai mandorli i fiori già imbiancano le strade ed i prati.


I giapponesi ovviamente si riversano sotto i rami fioriti a contemplare i fiori, e noi ci siamo fatti contagiare, stendendoci sull'erba e crogiolandoci sotto il tiepido sole di marzo.


Godetevi le immagini dei fiori, purtroppo il profumo che pervade l'aria non si può capire da esse; sembra quasi di nuotare in un vaso di miele.


Alla prossima!

giovedì 13 marzo 2008

Quaggiú nessuno ci chiama.

Il Giappone é spesso stereotipato con la tecnologia, da quando ha invaso il mondo con le radio a transistore, come si chiamavano allora. Da quel tempo lontano la tecnologia ha fatto passi da gigante, e il Giappone le é stato dietro, anzi, le ha fatto strada.

Girando per Tokyo é impossibile non imbattersi in qualcuno, dal bambino con lo zainetto al vecchietto curvo e zoppicante, che non abbia tra le mani un aggeggio tecnologico: player mp3, videgiochi portatili, telefonini (altro che nonno multimediale!).

Questi ultimi sono pieni zeppi di tutti i possibili ritrovati: schermo enorme, filtri ottici per la privacy (solo il proprietario puó vedere il display), connessi a internet, permettono di guardare la tv in streaming (ad esempio mentre si é in metro si puó guardare la propria boy/girl band preferita dimenare i glutei qua e la), leggere mail e ascoltare file audio a ciclo continuo.

Il tutto a tariffe (credo) piú che ragionevoli, dato che appena si chiede un'informazione a qualcuno quello, TLAC!, swappa un po sul telefonino, va sul sito giusto e vi trova la strada da fare completa di mappa satellitare e itinerario (roba che in italia per farvi fare la stessa operazione da uno sconosciuto o siete una velina e gli concedete il vostro corpo per una notte oppure nisba).

Ebbene, in mezzo a cotanto sollazzo e sguazzo tecnologico, é una sensazione bellissima essere gli unici a non avere un telefonino tra le mani, a poter vagare con lo sguardo nei vagoni della metro, a poter scansare i phonopedoni concentrati sul display, senza l'ossessione del "mushi mushi" imperante. É come essere tornati indietro di 15 anni, quando il mondo viveva benissimo senza telefonini e megane era solo il nome di un modello automobilistico.

Da allora ne é passata acqua sotto i ponti (radio), e ormai ci tocca venire qui per disintossicarci dalla tecnologia!

Prima dei saluti un piccolo spunto di riflessione: in Italia ci dicono che le tariffe dei telefonini sono molto alte perché ci sono pochi operatori (3, come qui in Giappone). Ma poi ci dicono che i prezzi della benzina sono alti perché ci sono troppi distributori. Chi ci prende per cuculo?

Alla prossima!

P.S. "Mushi mushi" é quello che si dice quando si risponde al telefono, l'equivalente del nostro "pronto".

mercoledì 12 marzo 2008

Bei tempi quelli di Goethe!

Sia la Repubblica (qui) che il Corriere della Sera (qui) pubblicano i risultati di un'indagine fatta sugli studenti Erasmus venuti in Italia, dalla quale risulta che il nostro paese
è "costosissimo", "incapace di garantire un alloggio a prezzi contenuti" e un posto "dove l'inglese è una lingua di cui si fa a meno".
tanto che
alla fine del soggiorno solo il 60% vi ritornerebbe ad occhi chiusi.
Dire che ce ne eravamo accorti anche stando qui a Tokyo, terra famosa per la sua economicitá, é forse eccessivo?

Ad esempio, se sapete un posto dalle nostre parti dove con 5-6 euro (spesa equivalente a quella che sosteniamo qui) consumate un pranzo completo (bevande incluse) fatecelo sapere. Dato che per un panino imbottito si spendono intorno alle 3 euro, ci cominceremo ad organizzare per il nostro rientro. Ah, se vi trovate a passare da Tokyo e volete sapere dove siano questi posti, fate un fischio.

Voi direte "ma qui da noi é un posto di turismo, i prezzi é normale che siano piú alti".

A parte che Tokyo non é che sia un posto sperduto e ignoto ai turisti come Cocumola o Sciacquarape, qui una bevanda in lattina presa da un distributore automatico costa la stessa identica cifra sia di fianco al Meji Jingu o in aeroporto che nel paesino sperduto in cima alla collina. Da noi in Italia invece entrare in una stazione o in un aeroporto e avere sete é come andare in banca e chiedere un mutuo...

E non dimentichiamo che quelli che oggi sono studenti, domani saranno turisti, che ci penseranno due volte prima di farsi prendere per i fondelli daccapo dalle storielle sulla bella Italia.

Sará per questo che il turismo in Italia é in costante calo? Merito dei resoconti di viaggio della "prima generazione" di turisti?

Alla prossima!

domenica 9 marzo 2008

Tokyo bay.

Ovvero, Odaiba, per riprendere il tema architettonico del post di ieri.
Post prevalentemente fotografico; oggi abbiamo attraversato a piedi il Rainbow Bridge, 1500 e rotti metri a 40 metri sul mare, un vento che non vi dico, e delle viste che invece vi faccio vedere.



Inoltre visita a Joypolis della Sega, con tanti bei simulatori. io e nonnumarra abbiamo provato il simulatore del deltaplano e abbiamo ammazzato qualche centinaio di zombie, mentre ci siamo astenuti dal provare il simulatore di atletica leggera (100 metri, 110 ostacoli, lungo e staffetta).

Alla prossima!

sabato 8 marzo 2008

Yokohama.

Ricordate i tifosi a Yokohama durante la visita a Kamakura?
Oggi, per far vedere che non tutti gli italiani sono sokkere sokkere, abbiamo deciso di andare a visitarla, o meglio, di andare a visitare il quartiere futuristico di Minatomirai e il quartiere di Chinatown.


Mentre l'ultimo era una enorme distesa di ristoranti e negozi di ravioli al vapore, di cui alla fine abbiamo apprezzato maggiormente la lunga passeggiata per tornare in stazione, nel primo abbiamo finalmente capito a cosa servono gli architetti (a essere sinceri, qualche dubbio ci era già venuto visitando Odaiba..).


Elemento di maggior rilievo di Minatomirai è la Landmark Tower, il grattacielo più alto del Giappone, con i suoi 296 metri. In cima ai suoi 69 piani, a 273 m, c'è un osservatorio panoramico, che si raggiunge con un ascensore che percorre tutta la distanza in 40 secondi, raggiungendo una velocità di punta di 45 km/h (come si può vedere dal filmato girato nell'ascensore, in cui la velocità è espresso in m/s).



Oltre a questa gigantesca torre, tutta una serie di edifici si stagliano nello skyline di Yokohama, realizzando un panorama veramente da ammirare.
Nonostante sia la seconda città del Giappone (anche se in pratica è appiccicata a Tokyo), non è frenetica come la sua vicina, anzi, è decidamente più rilassata.


Tanto per cambiare, mentre nei porti italiani bene che vada si riesce a vedere al massimo un qualche gabbiano, qui è possibile vedere, oltre agli onnipresenti corvi e agli immancabili gabbiani, anche dei rapaci non meglio identificati, ma dall'aspetto comunque imponente.


Le aree portuali italiane, invece, assomigliano a quelle che si vedono nei film di Bud Spencer, e non sono certo il posto da raccomandare ai turisti in visita...
Alla prossima!

martedì 4 marzo 2008

Beyond evil and good.

Come forse tutti saprete, appena entrati in una chiesa cattolica si trovano delle acquasantiere, con cui ci si segna all'ingresso nell'edificio sacro.

Una simili struttura si trova anche nei templi giapponesi: una zona con una sorgente d'acqua con cui ci si lava mani e bocca, per purificare gesti e parole, ed una grande caldera in cui brucia incenso, a cui vengono attribuite proprietà terapeutiche.

Di solito, visitando i templi durante i fine settimana, cioè nei giorni di maggiore afflusso, tali proprietà terapeutiche e taumatirgiche vengono indirizzate, tramite sventolamenti col fumo, alla testa ed alle spalle.

Visitandoli invece durante la settimana, è possibile vedere come tali fumi benefici vengano indirizzate in zone ben più "bisognose": sia uomini che donne sventolano il fumo su braccia, collo e discretamente ma con decisione anche verso il "basso ventre".... un po' come se con le acquasantiere della basilica di san Pietro ci si aspergesse li dove non batte il sole... :D

Alla prossima!

domenica 2 marzo 2008

Quel pomeriggio di un giorno da cani.

Oggi prima domenica di marzo, l'abbiamo trascorsa a Yoyogi Koen, dove tutto era in preparazione per la festa di primavera del 20 marzo (che qui in Giappone è festa, e lo sappiamo già da ora. Mo l'importante sarà ricordarselo...).
Qui sotto vedete alcune immagini degli alberi in fiore.



E ora un test di intelligenza per premiare i lettori più assidui: al Meji Jingu Shrine abbiamo assistito ad una cerimonia nuziale in stile giapponese, con gli sposi in abito tradizionale.
Tra le due foto seguenti sapete indovinare qual'è la sposa e quale l'intrusa? Mi raccomando, pensateci bene! La soluzione, ovviamente, sul prossimo numero.


Altro che quesito della Susi, eh?
Come premio al primo lettore che indovinerà un takoyaki.

Alla prossima!